29.3.04
Greenaway teatrodanza
La mia amica Nicoletta ha montato, con le sue allieve e alcune colleghe, uno spettacolo di teatrodanza ispirato al libro The Falls di Peter Greenaway. L'ho visto sabato al Teatro Europa di Parma, e mi ha fatto una strana impressione: un po' è stato un salto all'indietro nei ricordi dell'Università e dei films che andavamo a vedere in quel periodo; un po' è stato uno scontro con il presente, perché lo spettacolo è pieno di cose, e Nicoletta, regista oltre che coreografa e costumista, non danza (se non in un "momento di debolezza") perché "alla mia età con questa mole di lavoro non ce l'avrei fatta a danzare e contemporaneamente occuparmi della regia". Sua sorella, di dieci anni più vecchia di noi, comincia ad essere presbite.
Eppure non è stata la fiera della decadenza, anzi: la mia amica è forse anche più creativa di prima, ha un nuovo fidanzato giovane, alto e cantante lirico (nonché proprio bello!), Greenaway scrive sempre cose strambe, e la città di Parma... esiste ancora anche dopo il famoso crack...
La mia amica Nicoletta ha montato, con le sue allieve e alcune colleghe, uno spettacolo di teatrodanza ispirato al libro The Falls di Peter Greenaway. L'ho visto sabato al Teatro Europa di Parma, e mi ha fatto una strana impressione: un po' è stato un salto all'indietro nei ricordi dell'Università e dei films che andavamo a vedere in quel periodo; un po' è stato uno scontro con il presente, perché lo spettacolo è pieno di cose, e Nicoletta, regista oltre che coreografa e costumista, non danza (se non in un "momento di debolezza") perché "alla mia età con questa mole di lavoro non ce l'avrei fatta a danzare e contemporaneamente occuparmi della regia". Sua sorella, di dieci anni più vecchia di noi, comincia ad essere presbite.
Eppure non è stata la fiera della decadenza, anzi: la mia amica è forse anche più creativa di prima, ha un nuovo fidanzato giovane, alto e cantante lirico (nonché proprio bello!), Greenaway scrive sempre cose strambe, e la città di Parma... esiste ancora anche dopo il famoso crack...
24.3.04
L'ombelico del mondo...
Per G. in pianura
... oltre che in una canzone di Jovanotti stava a Delphi, se non ricordo male. All'ingresso del tempio stava scritto "Gnosce te ipsum", conosci te stesso; non ricordo più le parole esatte in greco, è passato molto tempo da quando vissi laggiù...
Nell'avvio di uno dei suoi racconti più emblematici, La lotteria a Babilonia, J. L. Borges prende in giro chi (come M.) crede nella metempsicosi inventando un personaggio che, grazie al meccanismo scientificamente casuale che regola il passaggio da una classe all'altra a Babilonia (non sono del tutto certa che si tratti di Babilonia, c'è nella mia testa un'interferenza con Babele), può affermare di aver vissuto mille vite in una, senza dover attendere tante dolorose rinascite.
M. guarda il proprio ombelico senza vedere tutti i meravigliosi uomini che vi albergano, desiderosi soltanto di uscire fuori. Forse nessuno di noi riesce a dare la stura davvero ai propri mille volti; forse M. per me rappresenta alla massima potenza questo fallimento e forse per questo mi fa tanto soffrire.
(Questo paragrafo è debitore a J. L. Borges due volte: c'è un altro racconto sottostante, in cui si narra di un greco che tanti anni prima aveva scritto un poema, di cui ricordava soltanto un verso, un verso su un cane fedele ma cieco, Argo...)
Per G. in pianura
... oltre che in una canzone di Jovanotti stava a Delphi, se non ricordo male. All'ingresso del tempio stava scritto "Gnosce te ipsum", conosci te stesso; non ricordo più le parole esatte in greco, è passato molto tempo da quando vissi laggiù...
Nell'avvio di uno dei suoi racconti più emblematici, La lotteria a Babilonia, J. L. Borges prende in giro chi (come M.) crede nella metempsicosi inventando un personaggio che, grazie al meccanismo scientificamente casuale che regola il passaggio da una classe all'altra a Babilonia (non sono del tutto certa che si tratti di Babilonia, c'è nella mia testa un'interferenza con Babele), può affermare di aver vissuto mille vite in una, senza dover attendere tante dolorose rinascite.
M. guarda il proprio ombelico senza vedere tutti i meravigliosi uomini che vi albergano, desiderosi soltanto di uscire fuori. Forse nessuno di noi riesce a dare la stura davvero ai propri mille volti; forse M. per me rappresenta alla massima potenza questo fallimento e forse per questo mi fa tanto soffrire.
(Questo paragrafo è debitore a J. L. Borges due volte: c'è un altro racconto sottostante, in cui si narra di un greco che tanti anni prima aveva scritto un poema, di cui ricordava soltanto un verso, un verso su un cane fedele ma cieco, Argo...)
22.3.04
Dalle Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno
Per Gio in pianura
"Ma che cultura, sono solo canzonette" come diceva un tempo Edoardo Bennato. Comunque ti ringrazio dei complimenti.
Le caverne ghiacciate del mio pensiero sono cristalline, ma segrete. Ne parlo a me stessa e con altri linguaggi, anche se "parlavo" è forse più appropriato, l'ultima proto-poesia (che di prodotto finito non si può parlare) è del 1996, un'epoca lontanissima. Jorge L. Borges parla di gnosi e di alchimia come tanti, in particolare con l'animo sognante del poeta in cerca di nuovi decori per la sua prosa artistica, espressione piacevole e colta del suo io. La gnosi (autoproclamata tale) per M. è stato un viaggio lontano dall'io, verso il nulla delle decisioni eterodirette, del gusto assorbito da altri, del sincretismo religioso strumentale, un nulla rumoroso e affollato di voci in cui spicca per la sua assenza la sua personale, sostituita da un silenzio spaventato che ispira quasi pena.
Dov'è M. adesso?
Per Gio in pianura
"Ma che cultura, sono solo canzonette" come diceva un tempo Edoardo Bennato. Comunque ti ringrazio dei complimenti.
Le caverne ghiacciate del mio pensiero sono cristalline, ma segrete. Ne parlo a me stessa e con altri linguaggi, anche se "parlavo" è forse più appropriato, l'ultima proto-poesia (che di prodotto finito non si può parlare) è del 1996, un'epoca lontanissima. Jorge L. Borges parla di gnosi e di alchimia come tanti, in particolare con l'animo sognante del poeta in cerca di nuovi decori per la sua prosa artistica, espressione piacevole e colta del suo io. La gnosi (autoproclamata tale) per M. è stato un viaggio lontano dall'io, verso il nulla delle decisioni eterodirette, del gusto assorbito da altri, del sincretismo religioso strumentale, un nulla rumoroso e affollato di voci in cui spicca per la sua assenza la sua personale, sostituita da un silenzio spaventato che ispira quasi pena.
Dov'è M. adesso?
19.3.04
Sole nero
Ieri è stato ufficialmente l'ultimo giorno in cui ho permesso a M. di venirmi a trovare. Mi ha chiesto nuovamente (ieri sera di persona, e oggi via sms) di trovare un compromesso, gli ho risposto che l'unica possibilità che ha è di lasciare la setta e le fantasie che condivide con loro. Ho parlato di M. e della setta con A., il cui primo commento è stato: "Sei spaventata dalla sua spiritualità". Ma una setta ha a che fare con la spiritualità?
Miguel Martinez (www.kelebekler.com/index.html) in un luogo in italiano del suo interessante sito parla piuttosto della fantasia e dei sogni dell'adepto, di cui la setta si impossessa per alimentarsene. Questo spazio di libertà non si è mai aperto in M. per accogliere la nostra vita in comune: parlare di futuro con lui era difficile e raro.
M. sosteneva inoltre di essersi scelto un padre fra le divinità del pantheon greco (recuperato dalle sette teosofiche) e vedeva questo padre come la Legge. Il Desiderio (lo spazio materno) mi pare fosse vuoto: ho come avuto l'impressione che da una parte lui mi chiedesse di riempirlo, sostituendo quella madre che lui non ha mai trovato nella madre biologica, e dall'altra facesse di tutto per tenermi a distanza, là dove non potessi distruggere tutte le sue Leggi e leggine e cavilli capziosi ai quali è affezionato per abitudine inveterata di difesa.
Forse con presunzione gli ho chiesto di sfruttare l'occasione di crescere che gli stavo offrendo, pensando egoisticametne al vantaggio collaterale di poter restare accanto a lui e alla sua dolcezza (una novità nella mia esperienza). Evidentemente l'occasione non gli interessava, o forse la crescita.
Ieri è stato ufficialmente l'ultimo giorno in cui ho permesso a M. di venirmi a trovare. Mi ha chiesto nuovamente (ieri sera di persona, e oggi via sms) di trovare un compromesso, gli ho risposto che l'unica possibilità che ha è di lasciare la setta e le fantasie che condivide con loro. Ho parlato di M. e della setta con A., il cui primo commento è stato: "Sei spaventata dalla sua spiritualità". Ma una setta ha a che fare con la spiritualità?
Miguel Martinez (www.kelebekler.com/index.html) in un luogo in italiano del suo interessante sito parla piuttosto della fantasia e dei sogni dell'adepto, di cui la setta si impossessa per alimentarsene. Questo spazio di libertà non si è mai aperto in M. per accogliere la nostra vita in comune: parlare di futuro con lui era difficile e raro.
M. sosteneva inoltre di essersi scelto un padre fra le divinità del pantheon greco (recuperato dalle sette teosofiche) e vedeva questo padre come la Legge. Il Desiderio (lo spazio materno) mi pare fosse vuoto: ho come avuto l'impressione che da una parte lui mi chiedesse di riempirlo, sostituendo quella madre che lui non ha mai trovato nella madre biologica, e dall'altra facesse di tutto per tenermi a distanza, là dove non potessi distruggere tutte le sue Leggi e leggine e cavilli capziosi ai quali è affezionato per abitudine inveterata di difesa.
Forse con presunzione gli ho chiesto di sfruttare l'occasione di crescere che gli stavo offrendo, pensando egoisticametne al vantaggio collaterale di poter restare accanto a lui e alla sua dolcezza (una novità nella mia esperienza). Evidentemente l'occasione non gli interessava, o forse la crescita.
18.3.04
Carla e la gnosi. Su questo diario
Carla era la mia prof di italiano alle medie, una figura materna alla quale ho ripensato di recente seguendo questo filo di pensieri: M. appartiene a una setta; D. apparteneva a una setta; D. e io andavamo a scuola assieme alle medie; D. aveva chiesto consiglio alla prof sulla setta (è un valido luogo di ricerca del sé?) alla quale avrebbe poi aderito; la prof l'aveva avvertita di stare attenta a chi si autoproclama "filosofo"; D. (avevamo 13 anni, forse) aderì lo stesso; per anni fu la sua famiglia; poi il responsabile nazionale, Miguel Martinez, è rinsavito e la sezione italiana della setta si è sciolta.
Io e D. non ci vediamo più così spesso, né io all'epoca capii di che genere di gruppo si trattasse. M. e io ci siamo frequentati per un anno e mezzo, poi il convitato di pietra è diventato troppo ingombrante e ho dovuto lasciare andare sia lui che M., purtroppo.
La setta di M. si autodefinisce gnostica. Io mi autoproclamo agnostica. Io e M. abbiamo provato a realizzare la coincidentia oppositorum, ma invano. La frase di apertura di questo diario elettronico è di Jorge Luis Borges, il mio scrittore preferito dal 1984 in poi. Nella visione paranoica del mondo che hanno questi gruppi (che anche in Italia qualcuno chiama culti, adattando il vocabolo inglese "cult") tutte queste coincidenze: D. e M. che sono entrambi dello Scorpione; incontrarli a esattamente 20 anni di distanza l'uno dall'altro; scoprire la loro adesione a una setta di derivazione teosofica, dovrebbero avere un senso. Io cercavo un senso solo nella coincidentia con M., ma nemmeno quella ne aveva uno, o almeno non era un senso duraturo. Purtroppo.
G. in montagna dice che si tratta di un evento probabile: statisticamente le persone che soffrono e abbracciano strane religioni nel tentativo di trovare sollievo alle loro pene sono tante, e non è così difficile incontrarne una sul proprio cammino. Buona fortuna, M., spero che il tuo sole nero diventi sempre meno un tiranno e sempre più un vero padre.
Carla era la mia prof di italiano alle medie, una figura materna alla quale ho ripensato di recente seguendo questo filo di pensieri: M. appartiene a una setta; D. apparteneva a una setta; D. e io andavamo a scuola assieme alle medie; D. aveva chiesto consiglio alla prof sulla setta (è un valido luogo di ricerca del sé?) alla quale avrebbe poi aderito; la prof l'aveva avvertita di stare attenta a chi si autoproclama "filosofo"; D. (avevamo 13 anni, forse) aderì lo stesso; per anni fu la sua famiglia; poi il responsabile nazionale, Miguel Martinez, è rinsavito e la sezione italiana della setta si è sciolta.
Io e D. non ci vediamo più così spesso, né io all'epoca capii di che genere di gruppo si trattasse. M. e io ci siamo frequentati per un anno e mezzo, poi il convitato di pietra è diventato troppo ingombrante e ho dovuto lasciare andare sia lui che M., purtroppo.
La setta di M. si autodefinisce gnostica. Io mi autoproclamo agnostica. Io e M. abbiamo provato a realizzare la coincidentia oppositorum, ma invano. La frase di apertura di questo diario elettronico è di Jorge Luis Borges, il mio scrittore preferito dal 1984 in poi. Nella visione paranoica del mondo che hanno questi gruppi (che anche in Italia qualcuno chiama culti, adattando il vocabolo inglese "cult") tutte queste coincidenze: D. e M. che sono entrambi dello Scorpione; incontrarli a esattamente 20 anni di distanza l'uno dall'altro; scoprire la loro adesione a una setta di derivazione teosofica, dovrebbero avere un senso. Io cercavo un senso solo nella coincidentia con M., ma nemmeno quella ne aveva uno, o almeno non era un senso duraturo. Purtroppo.
G. in montagna dice che si tratta di un evento probabile: statisticamente le persone che soffrono e abbracciano strane religioni nel tentativo di trovare sollievo alle loro pene sono tante, e non è così difficile incontrarne una sul proprio cammino. Buona fortuna, M., spero che il tuo sole nero diventi sempre meno un tiranno e sempre più un vero padre.
Padre
Per G in pianura
Pater padre papi vs. Franco dà già un'idea della differente attitude (posa difficile e innaturale della danza classica) verso il rispettivo genitore. Io non lo chiamo mai Giuseppe. Assenza/latenza vs. (futura) scomparsa definitiva è il cammino del mio: lotta vs (attuale) ritiro in se stesso appare il calvario del tuo (o comunque è la percezione che hai del suo doloroso percorso).
"Il raccoglimento lo si riconosce già nei comportamenti del neonato, nel suo stato di veglia tranquilla, quando si vede che fissa l'ambiente circostante e ne è allo stesso tempo distaccato, quasi guardasse fuori scrutandosi dentro. Si crede di riconoscerlo già nel feto, nei momenti in cui con l'ecografia lo si vede immobilizzarsi." (F. Scaparro, "La bella stagione", Edizioni VeP, Milano 2003, p. 51)
Difesa? Fuga? Ricerca? Dov'è Franco adesso?
Per me: padre: paure, rabbia, isolamento, separazione, racconti, poliglotta, cani, orto, buona cucina, sorriso, mani, schiettezza.
Per te? Cosa resta di Franco?
Gli architetti costruiscono case coi mattoni e il cemento, io costruisco con le parole, sono soltanto castelli per aria.
Per G in pianura
Pater padre papi vs. Franco dà già un'idea della differente attitude (posa difficile e innaturale della danza classica) verso il rispettivo genitore. Io non lo chiamo mai Giuseppe. Assenza/latenza vs. (futura) scomparsa definitiva è il cammino del mio: lotta vs (attuale) ritiro in se stesso appare il calvario del tuo (o comunque è la percezione che hai del suo doloroso percorso).
"Il raccoglimento lo si riconosce già nei comportamenti del neonato, nel suo stato di veglia tranquilla, quando si vede che fissa l'ambiente circostante e ne è allo stesso tempo distaccato, quasi guardasse fuori scrutandosi dentro. Si crede di riconoscerlo già nel feto, nei momenti in cui con l'ecografia lo si vede immobilizzarsi." (F. Scaparro, "La bella stagione", Edizioni VeP, Milano 2003, p. 51)
Difesa? Fuga? Ricerca? Dov'è Franco adesso?
Per me: padre: paure, rabbia, isolamento, separazione, racconti, poliglotta, cani, orto, buona cucina, sorriso, mani, schiettezza.
Per te? Cosa resta di Franco?
Gli architetti costruiscono case coi mattoni e il cemento, io costruisco con le parole, sono soltanto castelli per aria.