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11.7.04

November nel cuore

Questo è un commento alla poesia della Seppia pubblicata giovedì 20 giugno 2004.
Io e la Seppia abbiamo una vera passione per la critica letteraria. Una volta il mio amico O., che di mestiere fa il critico musicale, mi disse che chi non sa fare, critica. Non so se sia vero. A me pare che la Seppia oltre a criticare sappia anche scrivere; in ogni caso, assumiamo che la sua poesia sia un'opera d'arte. Quel che segue è un commento da maestrina arcigna, un po' strutturalista un po' decostruzionista un po'minestrone (il commento) a questo testo artistico.

Chi parla nel testo artistico? L'io, come diceva Freud? Un altro, come diceva Rimbaud (morto dopo l'Africa di cancro al ginocchio)? La parola, come diceva Sartre?

Non sapendo di chi si tratta, chiameremo questa voce "Seppia", perché parla attraverso di lei. Il commento è una risposta a "Seppia", dunque, d'ora in poi senza virgolette per comodità.

Ci sono due tempi nella poesia, un passato e un presente, e c'è un movimento dall'uno all'altro, in quest'ordine. Ho diviso i termini afferenti ai due tempi presenti nella poesia in due liste simmetriche. Qui non sono riuscita a pubblicare una tabella, quindi dò le due liste in ordine una dopo l'altra.
Ecco come si connota "ieri" (negazione, polo negativo):

ieri
darkness
awake
sad eyes
glance (l'atto di guardare e l'istante in cui avviene)
candle (la candela è spenta: la fiamma è immobile, non danza più; è un simbolo di morte)
silence

ed ecco "oggi" (movimento, polo positivo):

today
colours
sleep
don't see
listen to your dreams (l'atto di sentire e il suo oggetto: i sogni)
trees, dance, garden (simboli di vita in movimento)
whisper

Queste coppie di opposti vanno da "ieri" a "oggi" grazie al flusso dei giorni (whirl of the days), vitale caos in eterno movimento, e ai ricordi (memories). "Oggi" la Seppia si intravede fra gli alberi come una figura vaga (fleeting ghost), in danzante mutamento (il movimento appartiene al polo positivo del lessico della poesia, alla vita e alla luce che illumina i colori).

All'inizio e alla fine del testo c'è un'altra figura, più complessa e di difficile identificazione. E' solo una suggestione uditiva, "a distant voice singing", connotata in maniera ambigua:

a distant voice singing
sta in penombra (all'inizio la candela è ancora accesa) e poi cade nel buio
è un voce che canta (quindi ben lontana dal silenzio, e assai più di un semplice sussurro)
è distante

Chi è che canta? Forse ci sono due voci: quella all'inizio, che sta nel passato, e quella alla fine, che va verso il futuro; forse il ghost danza dalla vecchia voce alla nuova, allacciato agli alberi che stormiscono e ai suoi sogni (trees, dreams); forse la voce che canta è un ideale, un modello cui si tende, e forse questo ideale sta cambiando, sta migrando dal polo negativo a quello positivo.

Sembra che il cambiamento possa avvenire solo in sogno, nella sfera più intima, oscura e autonoma della Seppia (e forse di tutti). Il sogno appartiene infatti al polo positivo, lontano dallo sguardo assassino. Ricordo vagamente che Lacan, parlando della fase dello specchio nel bambino, faceva un gioco di parole fra l'heure du moi e leurre du moi (l'inganno dell'io), connotando in senso ambiguo lo sguardo come strumento di conoscenza di sé. Cosa vediamo quando ci guardiamo? Cosa vedono gli altri? Quanto e come ci influenza il loro sguardo?

Specchio, specchio delle mie brame... dimmi chi è la più bella del reame...

Lo spettro mi ricorda anche il demon lover della poesia romantica dell'Ottocento inglese, ovviamente, immortalato in tante poesie (e più di recente in una canzone di Mike Oldfield). In sogno spesso vediamo noi stessi come qualcun altro, o come noi stessi più qualcun altro. Ci sono allora due figure ideali nella poesia: la figura che danza e la figura che canta. O sono/saranno la stessa?

Se ti guardi nel mio specchio, Seppia, vedrai uno spettro che danza fra gli alberi e aspetta il momento di cantare con la sua voce.

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