21.7.04
Giochino del giovedì 4
Giusto per incasinare un po' la tua numerazione. Io scrivere? Possiedo in effetti la necessaria competenza artigianale (so ancora scrivere a mano, quanti con me?) e tecnologica (riesco a scrivere anche al computer). Altro, non so. C0munque grazie. Se preferisci, potremmo pubblicare un libro in cui le poesie sono tue, ma la firma sul frontespizio è mia. Se diventa il caso letterario del mese, sveliamo la verità (nude:-)), altrimenti nessuno saprà mai che sei la madre di quei testi.
Sembra impossibile sapere chi è l'autore della poesia con il whirl, insomma. Allora lo siamo tutte.
Sono d'accordo con te: le donne hanno una voce in questa cultura? Il quesito non a caso sorge in relazione al testo in questione, che ha due voci/tempi/momenti. Seguendo strettamente la tua analisi al paragrafo Giochino del giovedì 3 propongo queste serie di opposti:
ieri/a distant voice singing soundshades/luce (giorno)
si contrappone a
oggi/the whispering trees/sonno (notte)
Ieri qualcuno cantava, ma oggi tutto sembra tacere; ci sono soltanto alberi (fantasma) che sussurrano. Credo che la nostalgia che traspare dai versi sia nostalgia di una voce propria, che culturalmente oggi non c'è, e bisogna trovare. Dove? Di notte, nei sogni, fuori dal whirl of the days che consuma tutto, fuori dai ricordi (costrutti culturali, inevitabilmente), in un tempo eterno che è quello delle donne, antistorico, ciclico, eterno, notturno, silenzioso, pieno di fantasmi.
Sono una vecchia hippy nata in ritardo, cosa ci vuoi fare?
Da qualche parte, in qualche modo, questa sfera femminile torna in superficie e parla. In un vecchio film di Peter Greenaaway, Prospero's Book, giusto all'inizio, c'è una scena che è rimasta particolarmente vivida nella mia memoria. Prospero, un vecchio canuto, siede sul bordo del letto in cui dorme sua figlia, Miranda, e racconta ad alta voce la storia della sua fuga da Milano assieme alla famiglia. Miranda si agita nel sonno, muta.
Nel testo originale questa scena è un dialogo fra padre e figlia, ma l'interpretazione di Greenaway colpisce al cuore della questione. Non sapremo mai la versione di Miranda del fortunoso viaggio per mare. La sorella di Shakespeare immaginata dalla Woolf (forse la più grande scrittrice modernista) non è mai esistita; tutto quello che abbiamo è la storia, i ricordi di Prospero.
Giochino del mercoledì: cosa dice Prospero? Scriviamo la versione di Miranda. All'inizio della Tempesta Prospero, smessi i panni del mago, svela alla figlia le sue nobili origini. Nel breve passo che segue egli descrive come il fratello cattivo lo abbia rapito nottetempo e lasciato su un guscio in mezzo al mare con la figlioletta di appena tre anni, nella tempesta:
PROSPERO. ...
In few, they hurried us aboard a bark;
Bore us some leagues to sea, where they prepared
A rotten carcass of a butt, not rigg'd,
Nor tackle, sail, nor mast; the very rats
Instinctively have quit it. There they hoist us,
To cry to th' sea, that roar'd to us; to sigh
To th' winds, whose pity, sighing back again,
Did us but loving wrong.
Di lei dice soltanto che, nel tumulto del mare, gli sorrideva angelica, con una forza che doveva essere divina. Alla fine del suo racconto, Prospero si congeda dalla figlia per dedicarsi ai suoi piani nei confronti dei naufraghi appena giunti alla sua isola, il che include l'uso di molta magia; e la addormenta:
Here cease more questions;
Thou art inclin'd to sleep; 'tis a good dullness,
And give it way. I know thou canst not choose.
[MIRANDA sleeps]
Sorrideva angelica? Forza divina?
Giusto per incasinare un po' la tua numerazione. Io scrivere? Possiedo in effetti la necessaria competenza artigianale (so ancora scrivere a mano, quanti con me?) e tecnologica (riesco a scrivere anche al computer). Altro, non so. C0munque grazie. Se preferisci, potremmo pubblicare un libro in cui le poesie sono tue, ma la firma sul frontespizio è mia. Se diventa il caso letterario del mese, sveliamo la verità (nude:-)), altrimenti nessuno saprà mai che sei la madre di quei testi.
Sembra impossibile sapere chi è l'autore della poesia con il whirl, insomma. Allora lo siamo tutte.
Sono d'accordo con te: le donne hanno una voce in questa cultura? Il quesito non a caso sorge in relazione al testo in questione, che ha due voci/tempi/momenti. Seguendo strettamente la tua analisi al paragrafo Giochino del giovedì 3 propongo queste serie di opposti:
ieri/a distant voice singing soundshades/luce (giorno)
si contrappone a
oggi/the whispering trees/sonno (notte)
Ieri qualcuno cantava, ma oggi tutto sembra tacere; ci sono soltanto alberi (fantasma) che sussurrano. Credo che la nostalgia che traspare dai versi sia nostalgia di una voce propria, che culturalmente oggi non c'è, e bisogna trovare. Dove? Di notte, nei sogni, fuori dal whirl of the days che consuma tutto, fuori dai ricordi (costrutti culturali, inevitabilmente), in un tempo eterno che è quello delle donne, antistorico, ciclico, eterno, notturno, silenzioso, pieno di fantasmi.
Sono una vecchia hippy nata in ritardo, cosa ci vuoi fare?
Da qualche parte, in qualche modo, questa sfera femminile torna in superficie e parla. In un vecchio film di Peter Greenaaway, Prospero's Book, giusto all'inizio, c'è una scena che è rimasta particolarmente vivida nella mia memoria. Prospero, un vecchio canuto, siede sul bordo del letto in cui dorme sua figlia, Miranda, e racconta ad alta voce la storia della sua fuga da Milano assieme alla famiglia. Miranda si agita nel sonno, muta.
Nel testo originale questa scena è un dialogo fra padre e figlia, ma l'interpretazione di Greenaway colpisce al cuore della questione. Non sapremo mai la versione di Miranda del fortunoso viaggio per mare. La sorella di Shakespeare immaginata dalla Woolf (forse la più grande scrittrice modernista) non è mai esistita; tutto quello che abbiamo è la storia, i ricordi di Prospero.
Giochino del mercoledì: cosa dice Prospero? Scriviamo la versione di Miranda. All'inizio della Tempesta Prospero, smessi i panni del mago, svela alla figlia le sue nobili origini. Nel breve passo che segue egli descrive come il fratello cattivo lo abbia rapito nottetempo e lasciato su un guscio in mezzo al mare con la figlioletta di appena tre anni, nella tempesta:
PROSPERO. ...
In few, they hurried us aboard a bark;
Bore us some leagues to sea, where they prepared
A rotten carcass of a butt, not rigg'd,
Nor tackle, sail, nor mast; the very rats
Instinctively have quit it. There they hoist us,
To cry to th' sea, that roar'd to us; to sigh
To th' winds, whose pity, sighing back again,
Did us but loving wrong.
Di lei dice soltanto che, nel tumulto del mare, gli sorrideva angelica, con una forza che doveva essere divina. Alla fine del suo racconto, Prospero si congeda dalla figlia per dedicarsi ai suoi piani nei confronti dei naufraghi appena giunti alla sua isola, il che include l'uso di molta magia; e la addormenta:
Here cease more questions;
Thou art inclin'd to sleep; 'tis a good dullness,
And give it way. I know thou canst not choose.
[MIRANDA sleeps]
Sorrideva angelica? Forza divina?
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