21.4.04
Libertà
Giovedì scorso ho chiesto a M. di non telefonarmi più almeno per un mese. Avevo lavorato 10 ore filate, poi siamo usciti a cena, e alle tre e mezza del mattino eravamo ancora lì a parlare, perché lui cercava di convicermi a tornare a frequentarci. Credo di aver avuto un'epifania del suo vampirismo travestito da amour fou. Inoltre ha ribadito una volta di più la sua adesione al gruppo pseudoreligioso cui ha aderito, deliziandomi con il suo eloquio falsamente razionale e logicissimo, in realtà un interessante (se non vedessi gli effetti devastanti sulla sua personalità e sulla sua vita...) esercizio in sottigliezze astratte degne della miglior scolastica da "qual è il sesso degli angeli".
Ci siamo rivisti a cena domenica sera (un'occasione mondana, non eravamo soli) e mi ha confidato di stare malissimo, dimagrito, torturato da incubi e dalla nostalgia. Ma io sto male? Non sono sicura, ma ho l'impressione che qualcosa dentro di me si sia spento di fronte alla certezza che stante la sua adesione alla setta non potrò mai vivere con lui. Ho anche seri dubbi che lui riesca ad uscirne, almeno finché usa i metodi di riflessione che loro gli hanno insegnato proprio nel tentativo di capire se ho ragione io oppure no (ovviamente lui nega che quel gruppo sia una setta). Gli ho proposto di vedere uno psicologo, o comunque di farsi aiutare da qualcuno di esterno a tutta la situazione.
Mentre i sentimenti cambiano e il rapporto si sfilaccia imparo a lasciarlo andare per la sua strada.
Giovedì scorso ho chiesto a M. di non telefonarmi più almeno per un mese. Avevo lavorato 10 ore filate, poi siamo usciti a cena, e alle tre e mezza del mattino eravamo ancora lì a parlare, perché lui cercava di convicermi a tornare a frequentarci. Credo di aver avuto un'epifania del suo vampirismo travestito da amour fou. Inoltre ha ribadito una volta di più la sua adesione al gruppo pseudoreligioso cui ha aderito, deliziandomi con il suo eloquio falsamente razionale e logicissimo, in realtà un interessante (se non vedessi gli effetti devastanti sulla sua personalità e sulla sua vita...) esercizio in sottigliezze astratte degne della miglior scolastica da "qual è il sesso degli angeli".
Ci siamo rivisti a cena domenica sera (un'occasione mondana, non eravamo soli) e mi ha confidato di stare malissimo, dimagrito, torturato da incubi e dalla nostalgia. Ma io sto male? Non sono sicura, ma ho l'impressione che qualcosa dentro di me si sia spento di fronte alla certezza che stante la sua adesione alla setta non potrò mai vivere con lui. Ho anche seri dubbi che lui riesca ad uscirne, almeno finché usa i metodi di riflessione che loro gli hanno insegnato proprio nel tentativo di capire se ho ragione io oppure no (ovviamente lui nega che quel gruppo sia una setta). Gli ho proposto di vedere uno psicologo, o comunque di farsi aiutare da qualcuno di esterno a tutta la situazione.
Mentre i sentimenti cambiano e il rapporto si sfilaccia imparo a lasciarlo andare per la sua strada.
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