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2.4.04

Dentro e fuori

Ieri sera M. mi ha invitata a cena per dirmi che ha deciso di soddisfare la mia richiesta di abbandonare gradualmente la setta della quale fa parte al fine di riconquistarmi. L'abbandono definitivo della setta avverrebbe soltanto quando avremo la possibilità di vivere assieme.

I motivi per cui lascia la setta sono principalmente due: la mia richiesta (quindi un motivo esterno) e la consapevolezza che la sua adesione alla setta è un gioco infantile da abbandonare per entrare nell'età adulta (che sembrerebbe un motivo interno, frutto di una riflessione personale; considerato che potrebbe essere stato influenzato comunque da qualcuno interno alla setta, anche se in maniera indiretta, è opportuno il condizionale).

Gli ho fatto notare che in questi termini io dovrei diventare il sostituto della setta, l'ancora cui aggrapparsi in futuro; e gli ho detto molto semplicemente che credo nell'autonomia delle persone, e soprattutto ho bisogno di un compagno su cui poter contare, piuttosto che di uno schiavo totalmente sottomesso. Ovviamente lui ha negato la sua esigenza di dipendere da qualcuno o qualcosa di esterno.

Ho poi cercato di affrontare brevemente il tema dell'appartenenza ad un gruppo chiuso come un setta. Lui afferma di voler semplicemente diradare la sua frequenza agli incontri della setta. E' possibile essere contemporaneamente dentro e fuori una setta?

Mi è venuto in mente un quadro di Paul Klee visto a Verona in una mostra tanti anni fa, intitolato Geoffnet, la raffigurazione di una stanza (vista in prospettiva dall'alto e dall'esterno) che sembrava contemporaneamente concava e convessa. Penso anche agli oggetti impossibili di certe incisioni di Escher.

E' possibile essere contemporaneamente nella pancia della propria mamma, ancora allo stato fetale, e fuori, donne/uomini adulte/i?

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